CHI SIAMO
MISSIONE
La nostra missione è interrompere i cicli di coinvolgimento in gruppi estremisti, violenti o psicologicamente abusanti, e offrire a un percorso di crescita e reintegrazione sociale.
Lavoriamo con adolescenti e giovani adulti, anche autori di reato, e adulti in condizioni di fragilità che:
- hanno subito manipolazione psicologica o ideologica
- sono stati esposti a modelli estremisti o violenti
- hanno fatto esperienza di controllo coercitivo in gruppi abusanti
L’obiettivo che ci poniamo è restituire dignità, libertà psicologica e possibilità di scelta, rafforzando competenze personali e relazionali per costruire una vita autonomamente orientata e non dipendente da strutture abusanti.
APPROCCIO
EXIT APS ha sviluppato programmi di prevenzione primaria, secondaria e terziaria. La prevenzione primaria mira a ridurre l’esposizione ai fattori di rischio e a rafforzare le competenze personali e sociali, intervenendo prima che si manifestino segnali di
coinvolgimento o vulnerabilità. La prevenzione secondaria si concentra sull’individuazione precoce dei segnali di rischio e sull’intervento tempestivo con soggetti già esposti a dinamiche di influenza, reclutamento o manipolazione. La prevenzione
terziaria richiede un modello capace di agire contemporaneamente sulla persona, sui legami e sulla comunità, con interventi finalizzati al recupero, alla responsabilizzazione e alla reintegrazione, contrastando le ricadute e promuovendo alternative prosociali.
1. Obiettivi
- ridurre l’adesione a reti ed ideologie estremiste/manipolative;
- sostenere il distacco emotivo dal gruppo;
- ridurre il rischio di recidiva;
- favorire la ricostruzione identitaria;
- offrire alternative di significato e di appartenenza;
- recuperare competenze sociali, cognitive, affettive e lavorative.
2. Riparazione dei danni relazionali
Spesso, si tratta di giovani che provengono da contesti di isolamento, controllo, segretezza, ricatto emotivo.
Il lavoro è focalizzato su:
- ricostruire fiducia e confini personali
- apprendere modalità sane di relazione e appartenenza
- uscire da dinamiche di iper-lealtà, obbedienza cieca e dipendenza dal gruppo.
3. Interventi
- costruire relazioni di fiducia
- gestire ambivalenza e resistenze
- analizzare i bisogni psicologici soddisfatti dall’ideologia/gruppo
- interventi di decostruzione della narrativa estremista/del gruppo
- interventi psicologici mirati
- interventi sul contesto per favorire la reintegrazione sociale
- valutazioni del rischio basate su protocolli strutturati
Le abilità che si sviluppano sono pratiche, concrete e trasferibili, perché l’uscita da un gruppo non avviene “a parole”, ma attraverso la possibilità di sperimentarsi in modi diversi e più funzionali.
PRINCIPI ETICI
In contesti di prevenzione terziaria, i principi non sono solo un quadro valoriale, ma una condizione di sicurezza.
Non-giudizio e non-stigmatizzazione
Chi esce da gruppi radicalizzati o abusanti porta già con sé senso di colpa, vergogna, paura e spesso rifiuto sociale.
No alla manipolazione della manipolazione
Non sostituiamo una dottrina con un’altra.
Non imponiamo visioni politiche, morali o ideologiche.
Lavoriamo perché la persona possa pensare da sé, riconquistando autonomia.
Trasparenza e confini chiari
Regole e obiettivi sono esplicitati fin dall’inizio, per contrastare le logiche tipiche dei gruppi
abusivi: segretezza, intimidazione, controllo.
Tutela della vulnerabilità
Molti partecipanti hanno subito:
- trauma psicologico
- esperienze di violenza o minaccia
- isolamento sociale
- perdita di legami familiari
Il percorso è costruito per evitare ri-traumatizzazioni e per rinforzare competenze
protettive.
Sicurezza e corresponsabilità
Il cambiamento non può essere individuale: richiede il coinvolgimento di famiglie, servizi, scuole e contesti comunitari dove ricostruire appartenenza positiva.
INTERVENTI EVIDENCE-BASED
Solo negli ultimi 20 anni la ricerca (soprattutto europea) ha identificato approcci con evidenza empirica moderata o solida, soprattutto se integrati e contestualizzati. A seguire alcuni dei principali.
Interventi di mentorship e relazione significativa
Cercano di sostituire il legame identitario con il gruppo estremista, con una
relazione sicura.
Interventi psicosociali e trauma informed
Sono interventi che puntano alla riduzione del disagio emotivo prima di poter discutere l’ideologia. Sono più efficaci dei soli interventi cognitivi.
Interventi educativi e di pensiero critico
Forniscono buoni risultati nella prevenzione e nel disimpegno precoce, ma hanno un’efficacia ridotta su soggetti già fortemente ideologizzati.
Interventi familiari e di comunità
Sono particolarmente efficaci con minori e giovani adulti in quanto riducono l’isolamento, migliorano il monitoraggio e il contenimento delle ricadute.
Interventi comportamentali e di competenze sociali
Si tratta di interventi che puntano al miglioramento di alcune competenze, come ad esempio il training sulle abilità sociali o la gestione della rabbia oppure ancora il problem solving morale. Particolarmente utili nelle comunità educative e alternative
al carcere.
